Mic.

pensieri, nel vento,
di Michele Isman

[m.isman@agora.it]

martedì, marzo 25, 2003
GUERRA e AMICIZIA

Oggi ho postato (si usa dire così) un intervento un po' provocatorio su 'Blogger di Guerra' (http://bloggerdiguerra.splinder.it, linkatevelo da voi), provocando (appunto) una risposta scema di un tale, anonimo, Windmill, e pure una furibonda replica di Antonio Tombolini, alias Simplicissimus, il quale con modi piuttosto sgradevoli ha detto che non era d'accordo con me. Poteva dirlo anche con modi diversi. In fondo siamo, o almeno una volta eravamo amici, e compro riso e vino alle bancarelle del suo mercato, non soltanto perché sono buonissimi. Lo faccio anche perché siamo, o almeno una volta eravamo amici. Leggete da voi, se volete, e giudicate voi stessi. Se volete.


 
giovedì, marzo 20, 2003
NERO IMMAGINARIO
Se ne fossi capace aderirei all'iniziativa chiamata NO WAR WORLD WIDE WEBSITE.
Vi chiedo allora, con un piccolo sforzo di immaginazione, di supplire alla mia imbranataggine informatica: immaginate questa 'pagina' che avete davanti, completamente nera, e al centro la sola scritta che ho evidenziato in maiuscolo qua sopra. E' il mio modo (uno dei, anzi) per manifestare il mio dissenso, senza se e senza ma, a questa guerra, per la quale non so trovare aggettivi sufficienti.


 
mercoledì, marzo 19, 2003
TRE PENSIERINI SULLA GUERRA

Ho appena pubblicato tre pensierini sulla guerra; li trovate, se vi va di leggerli, su http://bloggerdiguerra.splinder.it/


 
domenica, marzo 16, 2003
PADRE FORTUNATO 2

Eremo (Sutri), ore 6:30 a.m. – NEVICA!
E i miei cuccioli di là sono svegli come grilli davanti al camino che scoppietta e profuma, eccitatissimi; Giulia canta con De Andrè (... e rivolgendosi alle cornute, le apostrofò con parole argute...).
Peccato che oggi si voleva andare in canoa sul lago, a pescarci il pranzo...)
Marzo pazzerello.


 
sabato, marzo 15, 2003
PADRE FORTUNATO

Mia figlia Giulia anni nove, stamattina, in macchina, dopo aver visto un documentario Rai-Edu sui bambini in stato di schiavitù in varie parti del mondo, e appena dopo un incontro ravvicinato e uno scambio di auguri con uno dei tanti lavavetri dalla pelle scura, al semaforo: – Papà, ma perché i poveri sono più belli? – E Nico suo fratello, anni sei: – E sono pure più eleganti –
No comment.


 
martedì, marzo 11, 2003
BLOGGER DI GUERRA.

Nasce stasera un blog collettivo, in cui si parla di GUERRA, in particolare di questa guerra che sta per esplodere (anche se speriamo di no) nelle prossime settimane.
L'idea è di Michele Marziani, e a me pare che sia una buona idea. Forse, chi sa, sarà una cosa importante, e forse forse, chi sa chi sa, magari anche utile.
Utile e importante certamente lo sarà per capire, e per dire, chi vorrà farlo, la sua. Io ho voglia, di capire, di capirci di più di quanto non ci capisca o non creda di aver capito già. E se avrò qualcosa da dire sull'argomento, lo farò lì.
Il blog collettivo si trova all'indirizzo http://bloggerdiguerra.splinder.it
(scusate, non ho ancora imparato a 'linkare').
CHIUNQUE voglia partecipare in maniera attiva a questa iniziativa, lo può fare scrivendo a Mik Marziani ( michele@michelemarziani.org ) e chiedendo a lui la chiave d'accesso.


 
Ricevo e pubblico 'qui', immediatamente: per quello che può servire, per quanto può valere.

LA PREGHIERA DI ANNA.

Pochi decidono per tutti, in questo mondo. Gli altri tacciono e subiscono.
Siamo tutti uguali, il sangue scorre rosso, il dolore si esprime in grida e lacrime.
Per tutti.
Io sono nata a Kandahar 22 anni fa, sono stata in Italia per quasi tutta l'infanzia e di questo non smetterò mai di ringraziare mio padre che ha voluto che io vedessi un mondo diverso di pace, poi sono tornata in Afghanistan, dove c'era tutta la mia gente.
Ho conosciuto gli italiani, sono come noi. Ho amato la capacità degli italiani di capire, di non giudicare, di commuoversi. Così a questo popolo che ho amato invio la mia preghiera.

In Italia c'è la mafia che si è diffusa come un cancro in tutto il mondo, facendo male e tanto. Sono felice che nessuno per questo abbia mai pensato di bombardare l'Italia, di darla da governare a stranieri, di riempirla di bombe, mine e pianto. Sono felice perché la mafia non avrebbe perso mentre gli italiani avrebbero visto i loro sogni trasformarsi in orrore e incubi.

Ero a Kandahar quando sono cominciati i bombardamenti occidentali. Ero là con il mio bimbo e il mio giovane uomo. E così il mio giovane uomo è andato a combattere. Non volontario, non terrorista. E' partito perché i giovani ragazzi vengono arruolati dagli eserciti in tutto il mondo quando c'è guerra. Aveva 20 anni e se n'è andato senza guardare il suo bimbo che piangeva. Forse immaginava che non l'avrebbe visto più, non voleva ricordarlo in lacrime. Cadevano le bombe l'ultima volta che l'ho visto vivo, il rumore era assordante e la gente gridava e correva in cerca di rifugi che non ci sono. Così non so se ha sentito il mio saluto. L'ho accompagnato per alcuni metri lungo la strada e per una volta ho gioito di indossare il burqa. Non ha visto lacrime ed erano tante, ha portato il mio ricordo mentre gli dicevo che nessuna bomba e nessun nemico può uccidere chi è protetto da un amore grande, come il mio per lui. Ma l'amore in Afghanistan ha perso da tempo. E il mondo è piccolo e se l'amore perde, perde per tutti.

La notte ho stretto forte il mio bimbo che non dormiva più. Chiedeva perché ma io non so che rispondergli. Non si può dire a un bimbo che il mondo odia il terrorismo, che significa uccidere gli innocenti, e così, per risposta, bombarda noi. Tutto quello che quella notte, quella dopo e quelle prima gli dicevo era "mamma è qui con te,non piangere, mamma è qui con te".

E ora vorrei morire perché in una di quelle notti da incubo la casa è esplosa su noi abbracciati. E che ha potuto fare mamma per il suo bimbo? Gli avevo promesso protezione, la bomba è caduta e lui nel terrore mi ha guardata come a ricordarmi la promessa. Non ha urlato, questo lo ricordo. Io l'ho fatto ed era un grido animale che mi risuona nelle orecchie in ogni istante, sono saltata sul corpo del mio piccolo come un'aquila sulla preda.Sentivo del sangue scivolarmi lungo le gambe e tra il dolore e l'angoscia non capivo di chi fosse,continuavo a pregare Dio che fosse il mio, a implorarlo che fosse il mio.Non lo era. Come vorrei spiegare a tutte le mamme. ma le mamme, lo so, non hanno bisogno di altre spiegazioni. Alzi gli occhi al cielo e vorresti solo morire, perché tutto il resto non importa, perché non c'è niente che può consolarti, perché la morte è nulla per una madre quando ha suo figlio che grida tra le braccia. Ho chiesto a Dio di mandare un'altra bomba a uccidermi, sentivo di non farcela. Invece stavo già correndo, cercando aiuto, tra le bombe e le fiamme e altre mamme con fagottini sanguinanti tra le braccia.

Il mio bimbo vivrà senza le gambe, urla tutto il giorno, si lamenta tutta notte. Ho affidato la mia lettera a un'amica che è corsa via per salvare i suoi, io da qui non posso scappare,il mio bambino è steso in un letto. Aspettiamo la fine, le bombe continuano a cadere e io spesso chiedo ad una di colpirci per non vedere il resto, per non dover dire a lui che gli ho dato una vita senza futuro, per non dovergli dire che lo aspetta solo il dolore. Spero che ci colpisca e ci porti via insieme, in un posto nel quale io possa proteggerlo, solo questo sarebbe il mio Paradiso.

Ho affidato così la lettera a un'amica che è scappata in Europa. E' per gli italiani, popolo che ho amato e nel quale credo ancora. Non credo che nessuna delle belle persone che ho incontrato lì da voi avrebbe voluto pagare con le sue tasse la bomba che ha tolto le gambe e la speranza a mio figlio. Eppure quella bomba l'avete pagata voi, tutti voi, togliendo i soldi alle pensioni dei vostri vecchi o i soldi per i vostri malati e dandoli invece per colpire i nostri bimbi.Se favorire involontariamente chi uccide innocenti è terrorismo allora gli italiani sono terroristi? Non lo sono,come non lo sono io. Siamo le vittime di questa guerra.

Non cestinate la mia preghiera, voglio immaginare che esiste una speranza, che chi non ha soldi o interessi possa dire non uccideteci più. Non cestinate la mia speranza. Penso che magari se ci stringiamo tutti potrebbe non succedere più e altri bimbi come il mio correranno ancora, con le loro gambe, davanti ai loro genitori orgogliosi. Vi prego mandate a tutti questa mia. Spedite a tutti la mia storia, che almeno a qualcun altro possa servire, ho in mente questa lettera mentre sto vicino a mio figlio aspettando. Quando cadrà Kandahar pensate anche a noi.

Anna


 
lunedì, marzo 10, 2003
VERNACCIA démodé

Per quali misteriosi meccanismi del commercio una partita di bottiglie di Vernaccia di Oristano dell'anno 1988 sia potuta arrivare, nell'anno 2003, sugli scaffali del piccolo supermercato 'Dì per dì' di Trevignano Romano , credo che resterà un mistero.
Oh, non mi sono mica sbagliato: 1988, quindici anni fa, quando ne avevo vissuti appena venticinque ed ero ancora (relativamente) magrolino e (relativamente) spensierato...
Il mio papà mi aveva insegnato un barino nel centro storico di Alghero, uno di quei barini frequentati esclusivamente da uomini-maschi ed esclusivamente del luogo, tanto che quando entravi tu che eri un turista continentale, magari uomo-femmina, calava il silenzio e tutti ti guardavano con sospetto...
Un bicchierino di Vernaccia di Oristano costava 350 lire, però se si era in tre ti facevano lo sconto e pagavi mille. Forse non era particolarmente buona, ma era fresca e alcoolica... e poi l'idea di pagare un aperitivo lire 333,33 periodico era troppo carina per non trovarlo invece persino buono, quel vino.
L'etichetta è bruttina e démodé come era bruttino e démodé quel bar. Vernaccia di Oristano d.o.c. - imbottigliata all'origine da - Cantina Sociale della Vernaccia - Oristano. 6 euro. Ce n'erano due bottiglie. Che gliele potevo lasciare lì tutte e due? Ne ho portata all'eremo una.
Chi è curioso di assaggiarla insieme a me, porti dei dolci di mandorla, raccomandati in etichetta.


 
venerdì, marzo 07, 2003
PESCI, ATTENTI A VOI.

Fra un nuovo logo appena abbozzato e un altro a cui vanno dati soltanto ultimi, pignolissimi ritocchi (dei quali probabilmente mai alcuno si accorgerà), un preventivo e uno schema dell'architettura di un nuovo sito web, sto pensando all'imminente stagione di pesca, attività che vorrei praticare sui numerosi laghi che punteggiano il territorio della Tuscia, fra sei e sessanta minuti di motocicletta da qui, dall'eremo. Appena qua sotto c'è il lago Sabatino (più noto col toponimo, improprio, 'di Bracciano'), che ci son certi giorni di vento in cui ha il colore del mare; appena più a Sud, il piccolo specchio rotondo del lago di Martignano, raggiungibile (è la sua salvezza) soltanto a piedi; circondato dalle faggete secolari dei monti Cimini c'è poi il bellissimo lago di Vico (ma lì la pesca è chiusa fino a maggio). Oltre Viterbo, verso Nord, c'è infine il lago di Bolsena, di cui so poco a parte che ha due isole: Martana e Bisentina. Gli è tutto da scoprire. Dei fiumi, non so nulla davvero ma m'informerò.
Ieri mi son fabbricato un primitivo mulinello di legno, 'copiato' da quello che ho ereditato da mio nonno Gibi e intorno al quale è ancora avvolta una bellissima dirlindana di nailon piombato, con tanto di terminale e cucchiaino . Quest'oggetto lo voglio lasciare com'è, ché è troppo bello e troppo prezioso per rischiare di rovinarlo o di perderne dei pezzi. Ne ho costruito uno simile per fare la pesca a traina con il kayak, o con la barchetta a vela di cui, spero presto, mi doterò (nei laghi il fuoribordo è bandito, per fortuna). Ci si prendono i lucci, in teoria. Dico in teoria perché non ho mai pescato, in questi né in altri laghi.
Ma c'è una prima volta in tutto, e io mi sto attrezzando: ho in tasca una nuovissima licenza di pesca, e dalla Francia sta per arrivare un mulinello da spinning 'Crack 100' che il mio amico Michele Marziani dice che o si usa quello oppure niente...
Pesci, attenti a voi!


 
lunedì, marzo 03, 2003
BANDIERE, PREGHIERE

La mia amica Patrizia Broggi, grande viaggiatrice, 'tibetofila' appassionata e attivista con Eco-Himal, mi ricorda che oggi è 'LoSar', il capodanno tibetano.
In questo giorno, ogni tibetano buddhista appende delle nuove bandiere di preghiera sul tetto della sua casa, sia essa una casa di pietra o una tenda, e ciascuno spera che le sue preghiere arrivino - portate, 'pregate', dal vento - fino agli dei che risiedono tra le grandi montagne sovrastanti lo sconfinato altopiano, dove l'aria è sottile.
Balza agli occhi la similitudine fra questo millenario gesto rituale, e il nostrano, recentissimo, appendere ai balconi delle nostre case le bandiere arcobaleno recanti la 'preghiera' PACE.

Tashi delek. Pace.


 
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