Mic.

pensieri, nel vento,
di Michele Isman

[m.isman@agora.it]

mercoledì, maggio 28, 2003
RITRATTO DI ITALIANO (col mal di testa).

Un'auto sportiva decappottabile con tipici segni di gran capocciata sul parabrezza dalla parte del passeggero. La vistosa effige autoadesiva di San Padre Pio da Pietrelcina (con lo sguardo di chi è solito abusare di oppiacei) appiccicata sul parabrezza medesimo, deve averlo dispensato dall'allacciare la cintura di sicurezza.


 
martedì, maggio 27, 2003
AFFARE FATTO.

Roma, viale Trastevere, marciapiedi di fronte all'Oviesse in cui sto per entrare con quel tesoro di mia figlia Giulia a caccia di short e costumi da mare per lei e per Nico suo fratello.
Un tipo dalla faccia simpatica sta disponendo in bell'ordine su di un panno bianco steso a terra la sua povera mercanzia: roba vecchia, roba rimediata, niente di valore. Mi fermo un attimo e butto un'occhiata, lui mi guarda, mi guarda anche il suo cane simpatico come l'umano suo amico, e con raffinata ironia (l'uomo, non il cane) mi fa: "Stiamo allestendo". Ci scambiamo un sorriso e ci rivediamo all'uscita. Bel tipo, mi farebbe piacere concludere uno scambio commerciale con lui, che non lo dà a vedere ma probabilmente gli farebbe comodo, a lui, e al cane suo amico (il quale cane, educatissimo e pulito, indossa un bel foulard rosso legato intorno al collo).
Adocchio una bella caffettiera da sei in acciaio inossidabile, all'apparenza molto vissuta ma intatta e completa di ogni sua parte. Gli chiedo il prezzo. Lui tentenna: la caffettiera la vorrebbe vendere assieme a un set di tazzine e piattini, zuccheriera e vassoio: set per modo di dire, si intende. "Una famiglia di immigrati che oltre alla lingua deve imparare a bere il caffè", il suo target. Non insisto, le tazzine e il resto non mi servono né a dire la verità mi piacciono, rinuncio. Lui ci ripensa e mi chiede un'offerta per la sola caffettiera. Ci penso. Penso che una caffettiera da sei a casa dei cuccioli può far comodo, ché quando ci sono ospiti (e capita spesso) il caffè bisogna offrirlo a rate e questo è fastidioso.
Quella è una buona caffettiera, d'acciaio, con innesto a baionetta –"come la Nikon", dice il venditore– e se è usata non conta, ché è come se fosse nuova: non è mica un'automobile. Nuovo, un oggetto del genere vale almeno 25 o 30 euro. Gliene offro dieci, che insomma son sempre ventimila lire... Mi sembra un buon prezzo, equo, 'onesto'. E poi è il prezzo di una caffettiera sì 'scrausa', ma nuova fiammante!– penso fra me e me.
"Ti do dieci euro, –gli dico– mi sembra che sia il suo valore". Lui mi guarda, riflette, e mi fa: "E' troppo. Se facessimo... sette?"
Stupito, divertito, gli rispondo che è la prima volta nella mia vita che mi capita di contrattare all'incontrario, ma ci sto: accetto la sua controfferta. Affare fatto.


 
giovedì, maggio 22, 2003
3 STORIE DI ORDINARIA CANDIDATURA

La candidata di AN alle prossime elezioni provinciali di Roma Saltamartini è, almeno a vederla in fotografia, del genere belloccia trentenne piccoloborghese superrampante (niente di male in sé, si intenda, a essere bellocci trentenni e piccoloborghesi). In una delle foto stampate sul suo dépliant elettorale è, mal celata la tronfiezza, in posa a fianco del Capo, Gianfranco Fini, paterno; in un'altra per strada con la capopopolo Mussolini e via dicendo. Come a dire, ehi guardate che sono piccina ma sono tanto importantina io...
Ebbene la ragazza Saltamartini ha pensato bene di affidare la sua campagna elettorale a una macchina infernale, la quale, mi dicono da più parti, telefona automaticamente e ripetutamente nelle case dei cittadini elettori, preferibilmente nel cuore della notte, per recitare il contenuto del nastro preregistrato in essa contenuto.

Al fine di raccomandarmi di votare per il candidato avv. Petroni, l'onorevole Rodolfo Gigli, Coordinatore Provinciale di FI per la provincia di Viterbo, invece mi ha scritto 'personalmente' a casa, all'eremo, ché da qualche mese ci ho la residenza qui, e chi sa come mai l'avrà avuto questo indirizzo... La sentite anche voi? Una gran puzza di violazione della legge sulla tutela della praivasi.

A Franco Caste', candidato sindaco a Sutri per la lista civica 'apri @l futuro' -proprio così, con il carattere 'at' affettuosamente detto 'chiocciolina': geniale, no?- invece, il mio indirizzo si vede non gliel'aveva dato nessuno, dall'ufficio anagrafe, di straforo; però lui, si vede, ci deve avere degli amici alla Poste (si sa, nei paesi son tutti amici), perché nel plico della corrispondenza a me indirizzata, che io ritiro direttamente e personalmente presso l'ufficio postale di Sutri, l'altro giorno ho trovato anche una busta, anonima, non affrancata, contenente il suo volantino elettorale.
A parte l'evidente, quanto ingenuo, abuso, sentite un po' che slogan: "LA CHIAVE SEI TU... APRI @L FUTURO".


 
domenica, maggio 18, 2003
PUBBLICITA': Corsica, la montagna nel mare

L'associazione Percorsi (che sono poi i miei amici Antonino, Cesare e Francesco) organizza per i primi dieci giorni di agosto 2003 una 'vacanza alpinistica' in Corsica, con base in un campeggio di Zonza (dove sta Zonza? Al centro della Corsica del Sud, all'incirca), al costo di 370 euri a persona quasi tutto incluso (la nave, il campeggio, l'assicurazione...). Imbarco da Livorno.
"L'iniziativa è aperta a tutti, principianti e veterani dell'arrampicata, del trekking e dell'outdoor in generale." (ma bisogna essere soci di 'Percorsi', il che costa ulteriori 15 euri).
Incluse nel 'pacchetto', ci sono vie di arrampicata (magari sulle spettacolari aiguilles de Bavella?), sotto la guida dei miei amici i quali oltre a essere miei amici sono istruttori qualificati (CAI e UISP). Dontuorri, la difficoltà e l'impegno complessivo degli itinerari saranno commisurati al livello effettivo dei partecipanti.
Sono previste inoltre escursioni fra foreste e laghetti, che da quelle parti non mancano certo, e facili PERCORSI DI TORRENTISMO. Naturalmente, c'è poi la possibilità di qualche capatina al mare.
La pubblicità è interessata, nel senso che io-Mic sarei uno degli accompagnatori, in particolare per il torrentismo, ma la mia partecipazione è subordinata alla consistenza del gruppo.
Chi è interessato e vuole saperne di più, mi scriva, e/o vada a vedere il sito dell'associazione (che però oggi non si apriva mica): www.percorsi.org
Ogni buona pubblicità si conclude con una frase, detta in gergo 'pay-off' (ma non lo so il perché):
Raga', la Corsica è una terra meravigliosa. Chi vuole scalare vi troverà tutta la roccia che vuole (granito in particolare, in questo caso), e vie di qualunque difficoltà: roba tosta per superuomini, vie lunghe di montagna, ma anche itinerari facili, brevi e sicuri per chi vuole provare e non l'ha mai fatto prima. Il TORRENTISMO poi è un gioco divertente, di più, entusiasmante, pochissimo pauroso (giusto quanto basta a dare sugo al tutto), ragionevolmente sicuro e davvero alla portata di chiunque (beh, insomma, quasi), per mezzo del quale gioco ci si va a ficcare in luoghi 'selvaggissimi', spesso di inimmaginabile bellezza, naturalmente abitati da animali anche rari come tritoni, trote in pensione, aquile reali, mufloni... Si va, ci si diverte un mondo, si sguazza fra cascate e pozze d'acqua cristallina, ci si riempie gli occhi, e l'anima, si va via senza lasciare segni e senza dare troppo fastidio. Garantisce Mic, da molti anni 'torrentista' appassionato (il quale, a dire la verità, torrentismo in Corsica non ne ha fatto mai, ma le foto che ha visto promettono meraviglie). Venghino signori venghino... Partecipate numerosi, dai. Fine della pubblicità.


 
ETIMOLOGIA DELLA DOMENICA

Nel 'post' precedente (il quale però nel blog sta sotto che sembra scritto dopo), a proposito del bellissimo saluto in lingua curda 'ser-chao', mi sono cimentato in ipotesi fantaetimologiche. Ma l'etimologia, senza fanta, è in realtà una delle mie (molteplici) passioni, sempre dal basso del mio diploma di istituto d'arte, si intende.
Con modestia, consapevole dell'enormità dei buchi d'ignoranza che contraddistinguono la stramba cultura di cui sono dotato, soprattutto con molta curiosità, mi capita sovente di consultare il vocabolario (anzi, i, vocabolari, al plurale: ché ne ho due, tomoni, anche se al diffusissimo 'lo Zingarelli' preferisco assolutamente il Devoto-Oli). A proposito: si dice vocabolario, o dizionario? lo Zingarelli è un vocabolario; il Devoto-Oli, un dizionario. Mah.
Tengo poi sempre sulla scrivania o comunque nelle vicinanze diversi vocabolari-dizionari stranieri e dialettali, e ben due dizionari etimologici: uno di un certo Tristano Bolelli, quell'altro dello stesso Giacomo Devoto del tomone di cui sopra. Questi ultimi due in particolare li apro spesso, a volte per soddisfare una curiosità specifica, altre semplicemente per leggerli: una parola dopo l'altra.
Apro quasi* a caso il Devoto: sentite un po' che cosa vien fuori sull'etimologia di queste poche, comunissime parole italiane, le quali nel dizionario sono elencate e descritte consecutivamente:

SCIA', dal persiano 'shah', re (da 'shah' deriva anche 'scacco'; shah mat, scacco matto, re morto; la parola 'mat' ha dato origine al verbo spagnolo 'matar', uccidere, e alle parole italiane 'mattanza', 'mattatoio', 'mattatore'; 'ammazzare' no, dice che viene da mazza (ma come farà a esserne così sicuro? Vabbè, ci fidiamo).

* Okkei lo confesso ho imbrogliato, questa la sapevo ;-) Poi:

SCIABICA (rete da pesca), dall'arabo 'shabaka'.

SCIABOLA, dal polacco 'szabla'.

SCIACALLO, dal turco 'ciaqual', attraverso il francese 'chacal'

eccetera... Mica male, no?

Un'altra volta magari, per chi non le conoscesse, racconterò le incredibili avventure della parola 'fegato' (che, vi anticipo, discende da 'fico', eggià! E non per la sua forma, che poi non assomiglia affatto a quella di un fico).
Ma poi basta dare una scorsa al dizionario, dall'inizio, per scoprire ad esempio che affogare viene da fauci; che alba, albo, albume e naturalmente albino derivano dal bianco latino: albus; che invece albicocca non c'entra niente: albicocca (he bianca proprio non è) viene dalla parola araba al-barquq la quale a sua volta mediata dal greco discenderebbe dal latino praecoquus, precoce (così come, immagino, anche le pesche 'percoche', quelle tutte gialle...); scopriamo poi che alfiere viene da al-faris: in arabo, cavaliere; algebra da al-giabr, sempre arabo; algoritmo dal nome del matematico (arabo anca lü) Al-Khuwarizmi, vissuto nel nono secolo; altalena dall'etrusco, poi latino, 'tolennus', macchina per attingere e sollevare acqua; 'ambiente', invece, nasce come participio presente del verbo ambire. E così via.

(E siamo soltanto a metà della lettera 'a') Non trovate anche voi che sia sfiziosissimo, tutto ciò? (peccato che le origini della parola 'sfizio' non si conoscano...)

Non si può non concludere con l'etimologia della parola berlusconi, la quale invece è ben nota. 'Berlusco' viene da 'bislosco', doppiamente losco. Non ricordo dove l'ho letto, ma giuro che è vero.


 
sabato, maggio 17, 2003
Mi sono astenuto dallo scrivere il blog, da un po'.
Questo è un problema che i tecnici presto o tardi dovrebbero e dovranno affrontare: ché non si può mica scrivere per forza, un blog, né è carino però che (eventuali) affezionati lettori siano costretti a visitare un blog, per ipotesi, dieci volte a vuoto per leggere qualcosa di nuovo soltanto all'undicesima...
Così come dovranno affrontare la scrittura di un softuer che consenta di gestire il proprio blog col mouse e i menù a tendina, a prova di deficiente informatico. Cosa che, in realtà, oggi non è. (Già soltanto per andare a capo bisogna conoscere un trucchetto: se vai a capo e basta, il blog che è scemo, non lo fa; infatti ora faccio il trucchetto, due volte di seguito, per andare due volte accapo).

(altri trucchetti non ne conosco, sicché abuso di questo: ariaccapo)

Non ho scritto perché non ho avuto tempo; cose da scrivere in questi giorni e settimane passate invece ne avrei avute. Ora provo a ricordarmene qualcuna.

Eccone una: SER CHAO

// I curdi usano una bellissima parola per salutarsi, che tradotta in italiano significa approssimativamente "ti porto nei miei occhi". //
Ho letto queste parole in una newsletter di Emergency, le aveva scritte un tale Mario Ninno da un posto che si chiama Sulaimaniya il quale suppongo che si trovi nel Kurdistan iracheno, che come sappiamo tutti sta nel Nord di quel paese, incuneato fra i confini siriano, turco e iraniano.
Bello no? Ti porto nei miei occhi, che immagine poetica. Che straordinaria bellezza, e che... umanità, in questo saluto.
Incuriosito, mi sono informato e ora vi scodello qui nel blog ciò che, grazie a una gentilissima Ketty Agnesani (sempre di Emergency) ho imparato. Ecco quanto Ketty mi ha scritto: // Il saluto a cui faceva riferimento Mario è "ser chao", che letteralmente vuol dire "sui miei occhi". Chao si pronuncia proprio come il nostro "ciao". Di solito questo saluto è accompagnato dal gesto di portare una mano verso gli occhi. //

Ecco, mi vien di pensare, una ulteriore possibile origine del nostro ciao. Una era la parola ebraica shalom, 'pace', come salam in arabo. Ciao da shalom, ciao che pertanto deriverebbe da un augurio di pace. Verosimile, no? Bello, in ogni caso. Un'altra è la parola veneziana s-ciao, 'schiavo', ciao come a dire 'schiavo tuo'. Molto verosimile, anche se meno bello di 'pace', io trovo.
Dal bassissimo del mio diploma di istituto d'arte, proprio non saprei dire se e come la lingua del popolo curdo e questa (mal)parlata dal popolo italiano abbiano mai avuto avi in comune (qualcuno che legge per caso lo sa?). Però serciao a me piace tantissimo.

Serciao a tout le monde (con la promessa che torno presto).


 
lunedì, maggio 05, 2003
TRE VOCI, UN CANTO.

Al matrimonio di A. e G., sabato scorso, c'era un trio di musici: un oboe, un fagotto, e un violino. La piccola chiesa romanica fatta di pietre, in mezzo alla campagna fra la Sabina e l'Umbria, fungeva da cornice alla semplice cerimonia e da cassa armonica per le note che i tre musici sapientemente fabbricavano coi loro strumenti di legni pregiati e antichi. Tre strumenti, tre voci dolcissime, un unico canto. Il canto di tre persone, due padri e una madre che al matrimonio dei loro figli, purtroppo, non hanno potuto andarci.


 
giovedì, maggio 01, 2003
Oggi si ricorda (se ricordo bene io) la conquista da parte dei lavoratori americani statunitensi di lavorare 'soltanto' otto ore al giorno.
Sarebbe bello e giusto che oggi si provasse a pensare di lavorarne sei, o cinque, o quattro.
Lavoreremmo tutti. Guadagneremmo tutti un po' meno, consumeremmo tutti un po' meno, e tutti staremmo di più a fare della nostra vita ciò che ci pare. No?
Buon primo maggio a tutti.


 
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