Mic.pensieri, nel vento,
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martedì, gennaio 27, 2004 |
LA VOCE DI EVA COEN, NEL GIORNO DELLA MEMORIA (E' evidente. La rarefazione del mio scrivere qui lo dice anche da sola: non ho molto da dire, in questo periodo. Ne avrei, cioè, ma non lo dico, perché non ne ho voglia.) Rompo il silenzio per consigliare l’acquisto di tre CD musicali, oggi che è la Giornata della Memoria, a cinquantanove anni dal giorno in cui i soldati dell’Armata Rossa, aprendo i cancelli del campo di sterminio nazista presso Oswiecim (Auschwitz) in Polonia, rivelarono al mondo la verità impensabile della shoah. ‘Auschwitz’ era un’industria dell’annientamento di esseri umani: ben organizzata, alla tedesca. Come si sa bene e si sente ripetere ormai da ogni parte, sei milioni di esseri umani furono uccisi e le loro spoglie smaltite nei crematori, in pochi mesi, nei campi di sterminio nazisti: ebrei, per la maggior parte - la maggioranza degli ebrei d’Europa, la quasi totalità degli ebrei polacchi, ungheresi, tedeschi... - , ma anche testimoni di Geova, zingari, oppositori politici, prostitute, omosessuali, handicappati... C’è stato un bel concerto, al Quirinale ieri l’altro, proprio in occasione della Giornata della Memoria (da qualche tempo celebrata per legge, in questo paese). L’hanno rimandato per radio poco fa: erano i KlezRoym a suonare e cantare, un gruppo klezmer italiano e in particolare romano, che per caso ascoltai e conobbi alcuni anni fa quando non erano ancora famosi e si prestarono ad allietare con le loro note e le loro canzoni il matrimonio di Laura e Mario, amici musicisti. La musica dei KlezRoym parte dalla riscoperta del patrimonio musicale askenazita e sefardita ma si mescola con culture, con sapori altri: l’Italia, il Mediterraneo, il Medio Oriente... il jazz. Ma è difficile, è impossibile anzi raccontare per iscritto una musica. Comprate i CD, giuro che meritano. I Klezroym ne hanno incisi tre: il primo, del ’98, si intitola con lo stesso nome del gruppo: Klezroym; ce l’ho con me e lo ascolto da allora; del secondo conosco soltanto il titolo: ‘Scenì’; l’ultimo e più recente, ‘Yankele nel Ghetto’, è la riproposizione non filologica delle canzoni che la gente del ghetto di Lodz, in Polonia, cantava negli anni durissimi dell’oppressione nazista. Yankele nel ghetto “è dedicato a tutti i popoli che ancora oggi soffrono la perdita della libertà vedendo calpestati i loro più elementari diritti”. Comprateli oggi stesso. Lo merita l’occasione, il ricordo doveroso – obbligatorio – di ciò che è stato; lo meritate voi se amate il linguaggio universale della musica; (lo meritano, io credo, anche i KlezRoym.) Gabriele Coen: sax soprano, clarinetto Andrea Pandolfo: tromba, flicorno Pasquale Laino: sax alto e baritono Riccardo Manzi: chitarre, bouzouki, voce Marco Camboni: contrabbasso Leonardo Cesari: batteria Eva Coen: voce (una voce intensa, vera, commovente) posted by isman | 27/01/2004 14:52 | commenti (8) |
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lunedì, gennaio 05, 2004 |
RICETTA DI UN FENOMENO
Avevo promesso che avrei trattato di argomenti tanto difficili che poi, causa pigrizia e forse pudore, almeno per ora non ne ho fatto più nulla. Mi riaffaccio a questa finestra per augurare un 2004 che sia foriero di cose belle a tutti voi che vi ostinate a (ovvero a cui capita di) passare di qua, e per *rivelare una ricetta segreta*. La ricetta segreta di un fenomeno: la mia nonna A. la quale a novantott’anni e mezzo, proiettata ormai verso i novantanove, ha occhi ancora bellissimi e luminosi, cammina in montagna e gioca a bridge ricordandosi persino delle carte uscite la volta precedente. Il segreto è, come spesso accade, una roba semplicissima. Lo rivelo: trattasi di liquore alla panna . La nonna A. *va a liquore alla panna* e in particolare a Paolazzi, marchio di una fabbrica di grappe e spiriti varii piuttosto dozzinali, finto-tipici delle Dolomiti. Ma le bottiglie sono simpatiche perché raffigurano le Pale di San Martino viste dalla valle del Travignolo, che per me e famiglia sono tout-court ‘le montagne’. Mi ha appena chiamato la mia mamma, convita appunto di aver telefonato alla Paolazzi in tini ed alambicchi (con ’sti telefoni moderni che fan tutto da soli, è facile sbagliare). Già, perché il liquore alla panna suddetto non lo si compra mica al supermercatino, che non conviene: si va in fabbrica e si acquista all’ingrosso, uno scatolone alla volta. E infatti la mia mamma voleva ordinare proprio uno scatolone del magico elisir: peccato che cercava di farlo con me che con la ditta Paolazzi non c’entro niente, e ci siam fatti una gran risata... Dopodomani, passata l’onda-orda del gran rientro della befana, anche i miei –nonna A. inclusa– dalla casa di Bellamonte faranno da bravi ritorno in città. E rimanere a secco di Paolazzi, è eventualità impensabile. Anticipo la domanda che, come si dice, sorge spontanea –ma quanto fa con un litro?– rispondendo che non lo so, con precisione; ma a giudicare dall’ordine di grandezza degli approvvigionamenti, non dev’essere mica tanto... posted by isman | 5/01/2004 20:16 | commenti (6) |