Mic.

pensieri, nel vento,
di Michele Isman

[m.isman@agora.it]

lunedì, marzo 29, 2004
(informazione pubblicitaria)
PRIMAVERA, TEMPO DI TORRENTISMO
CON ALTOMONDO

Il torrentismo, o canyoning, non è uno sport (tutti vincono, nessuno perde) e soprattutto non è estremo. E’ un gioco superdivertente: un gioco ibrido fra trekking, alpinismo, speleologia, e sport acquatici. E’ un gioco pulito (si passa senza lasciare alcuna traccia di sé); ed è un gioco per tutti. Basta disporre degli indumenti adatti, di semplici attrezzi e di poche istruzioni (da imparare bene).
E’ un gioco che permette (e anzi, che comporta, che richiede), fra l’altro, di rapportarsi in modo intimo, corporeo, intenso, con la natura forse più selvaggia e spettacolare che sia possibile ancora trovare in questa parte di mondo violentata dall’antropizzazione degli ultimi decenni: i canyon, le gole scavate in tempi geologici dai torrenti.
Domenica 4 aprile AltoMondo propone una uscita introduttiva per principianti: si tratterà di una sorta di lezione teorico-pratica ritagliata su misura per chi non ha alcuna esperienza di alpinismo o d’altri giochi di quella famiglia.
Nelle domeniche successive, fino all’estate, ‘esploreremo’ una per una le più belle gole del centro-Italia: a partire —incredibile ma vero— da trenta chilometri dalla capitale.
La lezione introduttiva sarà ripetuta all’inizio di maggio, di giugno, di settembre.
Base di partenza: Roma.
Info e iscrizioni: canyoning@altomondo.com


 
domenica, marzo 28, 2004
SPERIMENTARE E MESCOLAR SAPERI

Mi pigliavano bonariamente in giro, mal celando una certa diffidenza, i bravi mastri muratori ciociari che stanno trasformando un rudere con cantina nella futuro-prossima bella casa dei miei figli.
Avevo proposto di occuparmi io, da solo, della scala di collegamento fra i due livelli del minuscolo edificio: dal disegno alla realizzazione (ne ho parlato già, qui nel blog); e forse, diciamolo, all’inizio nessuno ci avrebbe scommesso più di qualche euro, che sarei riuscito in quell’intento: fare la scala per davvero, in tempo, e per bene: né la mamma dei cuccioli (il ‘committente’), né l’amica architetta, né tanto meno i navigati artigiani di cui sopra (uno come me che parla pulito e fa domande da profano su tutto, può ambire a chi sa quali moderne professioni ma non può certo fabbricare colle sue mani una roba difficile come una scala, in uno spazio molto ristretto per di più).
Ma quando, l’altroieri, costoro hanno visto coi loro propri occhi che la scala non soltanto l’avevo effettivamente disegnata e costruita, ma ne avevo sollevato nel vuoto, da solo, il pezzo più grande –un’ottantina di chili per due metri e mezzo di lunghezza– per fissarlo nella sua sede definitiva, hanno cambiato tono.
Non pensi chi non mi conosce che io sia Mandrake. Non lo sono. Sono però uno che si ingegna, che non sa fare a meno di sperimentare, e che adora mescolare i saperi. Quell’affare l’ho sollevato con un paranco improvvisato lì per lì utilizzando alcuni moschettoni da roccia, qualche metro di corda da sette millimetri e della cinghia da tapparella. Saperi di alpinismo, di barche a vela, di nodi e leve, di leggi fisiche elementari.
E, prima, nella fase di progettazione, saperi di grafica –il mio mestiere ufficiale– mescolati al ricordo prezioso degli insegnamenti ricevuti da Achille Castiglioni ed Enzo Mari, Maestri mondiali del design, dei quali in una vita trapassata remota io fui stato allievo.
Sicché ora la scala coi gradini anche di sotto per i Neozelandesi, da terminare nei dettagli, è montata, è bella (o almeno, a me piace molto) ed è robustissima.
Credo di dovere un grazie speciale all’inventore della colla resorcinica, detta anche ‘colla rossa’ anche se una volta mescolati i due componenti ha colore e consistenza di nutella. Utilizzata nella costruzione di scafi in legno e nella fabbricazione di travi lamellari, è del tutto sconosciuta in edilizia. E ha persino un buon profumo, che ricorda quello dei colori a tempera che usavo a scuola (n’è, Skipper?).
Grazie al portentoso intruglio, con il quale tutti i pezzi della struttura –di legno– della scala sono fra loro saldati (oltre che avvitati), il tutto è diventato in pratica un unico pezzo di legno a forma di scala-a-due-rampe-con-pianerottoli-sfalsati-di-un’alzata: come se la scala io l’avessi tirata fuori con lo scalpello da un ipotetico monolite di legno compensato, ma con la fibra di volta in volta nella direzione giusta.
Insomma: a parte qualche postumo doloroso alla schiena (perché qualche sforzetto balordo di troppo devo averlo fatto), mi sono divertito moltissimo e sono pronto a fare il bis. Qualcuno ha bisogno di una scala di legno, di qualsiasi forma?
Penso di saper fare anche, ad esempio: casette sugli alberi, librerie tavoli e altri oggetti (‘strani’, robusti ed eterni), castelli e altri giochi per bimbi... E poi (ora rivelo un segreto), ho in testa e non solo, in fase di elaborazione teorica, una sedia e persino dei tamburi politonali del tipo ‘teponaxtli’ (vedi http://www.tamani.it/teponaxtli.htm ).

... Sì: mi piacerebbe fare questo per mestiere, più dei dépliant pubblicitari sulle polizze assicurative che ho disegnato (con mestiere, ma senza amore) per tanti anni e che, comunque, nessuno più mi chiede di progettare.
Un po’ questo, mescolato con la grafica, con l’invenzione e con l’arte, e un po’ la guida nelle nature (cioè quello che sto provando a fare con AltoMondo). Almeno per quanto riguarda il mestiere che si fa per vivere sarei, sarò compiutamente, già sono in parte, un uomo realizzato e felice.


 
giovedì, marzo 25, 2004
E L’ARCHIPALLIO?

Possibile che non interessi a nessuno di ‘voi’, che cos’è?
Oppure: possibile che ‘voi’, i lettori di questo blog, siate così colti da saperlo -tutti!- già?
Per quanto mi riguarda, d’accordo che colto non lo sono affatto, ma prima di domenica scorsa era una parola a me del tutto ignota.
E sul vocabolario non c’è mica.
Idea: indico immediatamente un concorso: la prima persona che risponde correttamente viene -gratis- una volta a fare torrentismo con AltoMondo, o se preferisce un’escursione; ovvero, se è proprio un vero pigrone (o una vera pigrona), può optare per una cena da sballo all’eremo.
La domanda è: che cos’è l’archipallio?


 
lunedì, marzo 22, 2004
L’ARCHIPALLIO

Oltre al gusto dello stare nella natura a giocare a un gioco molto gradevole, il bello di partecipare a un corso di arrampicata -nel mio caso in qualità di istruttore (ma soltanto di veri principianti)- è che ci si incontra di tutto: persone la cui strada non si sarebbe probabilmente mai incrociata con la tua, vite originarie degli angoli più disparati dell’umanità che popola quel calderone disordinato e cialtrone chiamato Roma.
Negli anni, e fino a ieri, io ho conosciuto, ad esempio: un economista capellone di fama forse internazionale; un ragazzotto palestratissimo dotato di pittbull e jeep nera, buono come il pane; una psicologa che fa l’impiegata di banca rassegnata ma che le si illuminano gli occhi quando ti parla dell’archipallio...
L’arrampicata, specie le prime volte che la si assaggia, è un’esperienza tutt’altro che banale: emozionante e ludica, spaventosa ed esaltante al contempo. Un gesto -forte- del corpo, che scuote e rimescola l’anima.
Superati gli otto metri da terra (i corsi si fanno in genere su falesie di una ventina/trentina di metri d’altezza), nonostante una corda da due tonnellate e attrezzi connessi che, in realtà, azzerano qualsiasi rischio di caduta, le persone perdono automaticamente le maschere che nella loro ‘vita normale’, per educazione, indossano; ed è spettacolo, per chi sta sotto: grida di gioia e/o di terrore, serie di parolacce irripetibili, battute di solito molto spiritose, suppliche isteriche di tenere la corda ancora più tesa...
La giornata termina di solito davanti a una meritata birra, medicina ideale per un corpo disidratato e una psiche un po’ provata: la quale bevanda, alle maschere di cui sopra dà il colpo di grazia e al ritorno, in macchina, si stringono amicizie vere e si raccontano cose che neanche al tuo migliore amico...
(Non ne avevo l’intenzione, ma questa è, ancora, pubblicità alle cose dell’AltoMondo! )


 
martedì, marzo 16, 2004
CALZOLAI D’EUROPA

Sono da sempre attratto, e affascinato, dalle parole.
E‘ un gioco intrigante e interessante, il curiosare nell’etimologia, scienza dell’incrocio fra lingue diverse. C’è dentro la storia dell’umanità, nel linguaggio; vi si ritrovano tracce di migrazioni, di dominazioni, di contaminazioni...: un frammento di storia dell’umanità in ciascun ‘nome comune di cosa’, in ciascun toponimo, in ciascun cognome; un romanzo storico ‘fra le righe’; in questo caso, anzi, fra le lettere.
Dai recentissimi eventi di Spagna, per esempio, è piombato sulle prime pagine di tutti i giornali un tale (tradotto in italiano) Giuseppe Luigi Calzolaio, socialista, di professione neopromosso primo ministro.
Fa sorridere la sua curiosa omonimia con un altro Calzolaio, tedesco, di nome Michele e di professione autista di bolidi di marca Ferrari (Ferrari, altro cognome che deriva da un mestiere d’altri tempi).


 
martedì, marzo 09, 2004
GRADINI PER NEOZELANDESI

Non ho molto tempo, per il blog, mannaggia: oltre a dover un po’ lavorare -meno male!- e a pensare alle cose dell’AltoMondo, sto fabbricando una scala per la nuova casa dei miei cuccioli, naturalmente dopo averla disegnata. Proprio una scala vera: coi gradini, due rampe e il pianerottolo in mezzo. Struttura portante in compensato multistrato di pioppo, sei centimetri di spessore per ciascuno dei due ‘fianchi’: bella robusta, come piacciono le cose a me; pedate di legno Baya lamellare da tre (una specie di mogano, diciamo), coi bordi stondati a macchina; colla resorcinica (quella che si usa per le barche di legno, un portento), qualche vite che non si vedrà, staffe di ferro e bulloni (nascosti anche loro) per ancorare il tutto al solaio e al muro.
Sarà una scala a forma di scala, sospesa nell’aria: uno ‘scatolato’, come dicono i tecnici; coi gradini anche dalla parte di sotto, per i Neozelandesi.
Fungerà da collegamento fra la microscopica zona notte e la microscopica zona giorno della microscopica, divertente casa in cui i miei figli diventeranno grandi. A partire dal mese di maggio prossimo venturo.


 
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