Mic.pensieri, nel vento,
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lunedì, maggio 24, 2004 |
CRONACHE DA CHOMOLUNGMA N.4
Pomeriggio del 24 maggio. Eccomi seduta al computer dopo una giornata iniziata questa notte all’una, con la prima comunicazione radio dai miei amici che lasciavano campo 3 verso la vetta. Qui, al campo avanzato, assolutamente sola, ho seguito insieme al campo base e a tutti gli altri dislocati nei vari campi, il cammino verso la cima. Alle 9.45 nepalesi una voce: “Ciao Patrizia, sono sulla cima dell’Everest”. “Alex” gli ho risposto, “mi viene da piangere”. “Anche a me”. “OK, allora facciamolo”. Ad Alex sono seguiti sempre senza ossigeno, Claudio e Karl e più tardi Mario. Lassù hanno lavorato per più di due ore per eseguire misure con un georadar e altre diavolerie. Ora stanno scendendo, con la loro felicità forse non ancora perfettamente conscia, e la loro immane stanchezza. Piccoli uomini divenuti per un istante grandissimi lassù vicino al cielo. Uomini rispettosi. Uomini umili consci di ciò che stavano vivendo. Io li aspetto. Sì, in questi giorni ho visto con i miei occhi sempre più increduli gente che nel 2004 si è cacciata nel bel mezzo della bufera senza quasi rendersi conto che avrebbe potuto non sopravvivere. Sì, ho visto con i miei occhi gente che non sa allacciarsi i ramponi e che usa uno Sherpa per far scorrere nelle corde fisse una maniglia (maniglia Jumar, n.d.mic: si tratta di un congegno bloccante unidirezionale, usato in questo caso per salire lungo un pendio ripido assicurati a una corda fissata precedentemente). Sì, ho accolto nella tenda del campo avanzato l’italiano dato per disperso e che non fa parte del nostro gruppo ma di un piccolo gruppo autonomo, e che nella bufera da campo tre aveva deciso di tentare la salita invece che correre in discesa e che è giunto a noi con dei bei congelamenti alle dita di una mano. Ho offerto il the a una donna giapponese che aveva al suo servizio 4 sherpa, uno dei quali le ha portato le 8 bombole di ossigeno che le sono state necessarie per giungere in vetta e tornare giù a passo di lumaca lenta, non dovendo far altro che succhiare da una cannuccia. Ho visto fantasmi passare a fianco della mia tenda, la prima sulla via dalla vetta, in su e in giù, gli occhi stralunati, convinti che raggiungere una cima di quasi 9000 metri sia come comprarsi un panino. Ho visto lo sbigottimento impossessarsi di molti dei componenti del gruppo di cui faccio parte, professionisti e amanti della montagna che mi hanno accolto in mezzo a loro e con i quali finalmente questa mattina ho potuto gioire in un momento di pura felicità in mezzo a quello che potrei definire senza ombra di dubbio “il circo dell’Everest”. “Ad ognuno il suo Everest” scrissi lo scorso anno quando mi trovavo sull’altro versante. Anche ora lo posso dire. Volevo partecipare ad una spedizione. Mi mancava questo tassello nel mio andare in montagna. Ecco ora sono qui. L’Everest è fuori da questa tenda. Sempre uguale. Sempre diverso. Forse un giorno la Grande Montagna si darà una scrollata e si toglierà di dosso chi non la rispetta. O forse semplicemente continuerà ad essere indifferente ai piccoli insignificanti uomini che su di Lei cercano la via verso il cielo. Tashi delek. Patrizia posted by isman | 24/05/2004 16:11 | commenti (1) |
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venerdì, maggio 21, 2004 |
CRONACHE DA CHOMOLUNGMA N.3
(cronache di successi ma anche di drammi, trasmesse ieri da Michela Mazzali Bernieri) Daniele è arrivato in vetta. Per ora unico italiano. (n.d.mic, si tratta di Daniele Nardi, che io conosco appena: ragazzo giovane, minuto, mi dicono molto in gamba, con occhi buoni e generoso di sorrisi) E‘ riuscito a imbucarsi in una finestra di bel tempo e a scendere giusto giusto. Gli altri (tra cui enrico) erano un paio di giorni dietro di lui. Le previsioni davano bel tempo ma pare abbiano toppato. Da ieri infatti pare che sulla montagna si sia scatenata una vera e propria bufera. Tra le altre spedizioni ci sono stati alcuni morti e alcuni dispersi, tutta gente che aveva superato gli 8000 e si è ritrovata più o meno improvvisamente in mezzo a vento, neve, nebbia e molto freddo. Il gruppo di enrico si è fermato una notte al campo III (7800) e ora, dopo aver salvato due ragazze spagnole che altrimenti se la sarebbero vista proprio brutta, è risceso al campo avanzato (6500). Ho sentito enrico questa mattina. sta bene ma molto stanco perché salendo hanno saltato un campo e sono arrivati direttamente a 7800 da 6500 con uno zaino di circa 15 Kg sulle spalle. E sono riscesi in mezzo alla bufera. Per quello che lo riguarda mi sembra di aver capito che non avesse intenzione di riprovare. ... Certe fatiche si pagano. L’importante, comunque, è tornare a casa. All’indirizzo www.k2scienza.inrm.it, il sito web dell’Istituo Nazionale Ricerca sulla Montagna curato da Michela stessa, è possibile trovare notizie e immagini sugli aspetti scientifici della spedizione in corso. posted by isman | 21/05/2004 10:12 | commenti (2) |
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giovedì, maggio 20, 2004 |
CRONACHE DA CHOMOLUNGMA, N.2
Questa volta pubblico un breve messaggio che ho appena ricevuto dalla mia amica grande Patrizia Broggi, ospite anche lei di quel luogo straordinario che dev’essere Chomo Lungma. Come sapete da dieci giorni ormai la mia “casa” non è più al campo base, ma al campo base avanzato dell’Everest, 6500 metri, cuore della spedizione. Tentativi di salita, fatica, successi, insuccessi, parole dette, parole sprecate, morti. La montagna c'è ancora naturalmente. Bellissima. Immensa. Violata. Amata. Ma in qualche momento, davanti agli occhi pieni di dolore di qualcuno che non ha notizie di un compagno o ascoltando alla radio la voce disperata di una donna che nella bufera non sapeva se sarebbe riuscita a sopravvivere, mi sono chiesta se ne vale davvero la pena. posted by isman | 20/05/2004 22:40 | commenti |
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giovedì, maggio 13, 2004 |
CRONACHE DA CHOMOLUNGMA
Chomo Lungma è il nome vero del monte più alto, assurdamente chiamato da ‘noi’ col cognome di un signore occidentale che una volta vi transitò sotto e che ebbe l’unico merito di calcolarne l’altezza (mestiere per svolgere il quale era regolarmente stipendiato). In lingua nepali è ‘Sagarmatha’, ma i Tibetani e gli Sherpa (nepalesi di origini tibetane che abitano le vallate himalayane) lo chiamano così, fin dalla notte dei tempi: Chomo Lungma, ‘la dea madre della Terra’. Enrico Bernieri è un mio amico, e in questo momento si trovà là, sulle pendici di Chomo Lungma, per lavoro (coordina la parte scientifica di una importante spedizione italiana). Oggi ho ricevuto da lui queste brevi cronache, che voglio rilanciare da qui. 9 maggio Oggi sono andato molto vicino al mio “record” personale di 7600 m. Ma questo solo per la cronaca. Di fatto mi sono goduto un’altra bellissima giornata di montagna. Salivo sulla grande cresta di neve (ottima, dura, senza nessuna necessità di usare le corde fisse che come un gigantesco filo di Arianna collegano tutti i campi) e l’orizzonte si allargava sempre di più. Mi sono voltato e sono rimasto senza fiato (non è che ci voglia molto...): il Cho Oyu, il Pumori e evidente l’intaglio della grande valle del Nangpa-La. [n.d.mic: sul Cho Oyu ci siamo stati assieme, quattro anni fa, e il valico del Nangpa La –famoso perché è di là che le tribù Sherpa provenienti dal Tibet passarono per ‘scendere’ in Nepal– lo vedevamo di fronte a noi, al di là del grande ghiacciaio, dal nostro campo base a 5700 metri.] Accanto, a destra, la grande parete Nord e in alto, con il suo pennacchio,la cima che non sembrava poi così lontana. C’era vento, ma gli allenamenti di questo inverno sono serviti e non mi dava tanto fastidio. Solo che a 7500, dove cominciano le rocce, diventava veramente forte e freddo e non mi andava di rischiare troppo per un record. Bastava così, in questo modo mi sono goduto pure la discesa, fermandomi a fare le foto con la digitale che si sta rivelando fin’ora una fedele compagna, anche in condizioni abbastanza difficili. Poi ho fatto una sosta di un’oretta al campo 1 e giù sulle fisse che fanno ritornare giù davvero presto: meno di un’ora dal colle al nostro abc (advanced base camp, n.d.mic). Ieri, invece, ho faticato parecchio per arrivare al c1, avevo uno zaino pesante (facevo io lo sherpa!...) e forse ero stanco dalla salita del giorno precedente. Ma ormai ho capito che qui bisogna stringere i denti anche quando sembra di non averne più. Lezione di Chomolungma... Però ho pio passato una notte decente e la giornata di oggi l’ho appena raccontata. 7 maggio un cinguettio di uccelli e il sole che scalda la tenda. Aprendo gli occhi ci ho messo un pò a realizzare che non ero in campeggio in una radura, magari non distante dal mare, ma ai confini della stratosfera, ai piedi di Chomolungma.Si annuncia un’altra bellissima giornata, forse ancora più calda di ieri. Che la primavera stia arrivando anche qui? (ignorando il Mediterraneo...). In queste giornate pensi che potresti prendere uno zainetto e avviarti verso la cima. Ma suppongo che Chomolungma abbia ancora affilati artigli da sfoderare. Per ora mi godo quello che c'è. Oggi risalirò al c1, con Tarcisio e tre dei valdostani, e vedrò come è dormire a 7000. Ci saranno gli uccellini? Massimo è risceso verso il cb e tra poco anche Huber (che ha passato una nottataccia al c1) lo seguirà. Come al solito queste grandi montagne fanno una severa selezione più sul piano fisico che su quello tecnico e l’alchimia d'ingredienti necessaria a salirle è ancora tutta da scoprire, anche se intuisco che uno degli ingredienti è la capacità di stare dove si è, vivendo pienamente il presente, anche se è fatica, freddo, malessere e il pensiero “non ce la farò mai...” posted by isman | 13/05/2004 09:50 | commenti (2) |
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lunedì, maggio 10, 2004 |
SUPERLATITANTE GIUSTIFICATO. Un po’ di lavoro (sufficientemente interessante) di quello da progettista grafico, il mestiere che faccio per campare da vent’anni (19 e mezzo, per l’esattezza); la casa bella dei miei cuccioli ormai quasi compiutamente trasformata (dal tugurio che era fino a pochi mesi fa), con gli ultimi ritocchi appena ancora da dare prima del trasloco che avverrà sabato: alcuni dei quali di mia propria personale competenza; il trasloco medesimo in fase di preparazione (smonta di qua, butta di là); la domenica a discendere gole sguazzando, con AltoMondo (anche ieri: a Prodo, Umbria, un posto b e l l i s s i m o , con tanta, ma proprio tanta acqua, eccellente compagnia e –peccato– anche un freddo becco); una trasferta a Bari coi Kitonb (compagnia di ‘extreme theater’, www.kitonb.it), a fare il tecnico che sa arrampicarsi: un nuovo lavoro molto faticoso (un kulocosì), ma molto intrigante e forse –chi sa– molto promettente... Ecco una manciata dei motivi che giustificano la mia superlatitanza rispetto all’eremo in campagna e alla sua pace, e conseguentemente anche rispetto a questo blog. Si tratta di una ‘nuttata’ anche divertente, ma ha da passa’, e passerà. Arrivederci presto, o tardi. posted by isman | 10/05/2004 09:12 | commenti (2) |