Mic.

pensieri, nel vento,
di Michele Isman

[m.isman@agora.it]

giovedì, luglio 29, 2004
ADDIO A CHOGORI‘

Cari amici eccoci tutti al campo base. Ieri è stata una giornata incredibilmente "densa". L'attesa che tutti giungessero qui è stata estenuante. Collegamenti radio, gli alpinisti che dal pomeriggio hanno iniziato ad arrivare esausti, due volte su fino a metà ghiacciaio, la prima ad accogliere Edurne accompagnata da alcuni dei nostri, la seconda ormai alla luce della luna per portare da bere e un riferimento luminoso all'ultimo gruppo che era sceso con Juanito e che solo al campo base avanzato lo aveva consegnato nelle mani di un gruppo di amici spagnoli.
Stamattina, prima che l'elicottero di soccorso atterrasse vicino al nostro campo, sono andata lì per dare un volto a quell'uomo che tremila metri sopra di me ha rischiato di morire e all'altro uomo che era la nostra controparte alla radio. Juanito era disteso su una brandina, i piedi fasciati, la sofferenza visibile sul suo volto. L'ho abbracciato mentre imperterrito diceva ai giornalisti presenti che ne valeva comunque la pena. Non so cosa pensare... non penso niente. La spedizione spagnola mi ha regalato una cartolina con tutte le firme e una dedica: "A Patrizia che ha diviso con noi una notte eterna". Già, così è sembrato e per Juanito avrebbe potuto davvero essere la notte eterna.... Così tutto sta finendo. La gioia della vetta e del ritorno è qui tra noi, come la triste notizie della morte di Silvana, la moglie di Agostino, il capo spedizione. La riuscita della spedizione era il suo obbiettivo, la sua meta, il suo sogno. Ci ha lasciato la scorsa settimana perchè le condizioni di Silvana erano peggiorate ed è tornato da lei. Il giorno in cui il suo sogno si è realizzato, vetta e ritorno tutti sani e salvi, Silvana è morta.... Un libro di Kurt Diemberger ha per titolo "K2, sogno e destino".... così è stato oggi.
Così domani iniziamo a smontare. Ci sono problemi con i portatori, non si sa quando partiremo, nè come. Ma comunque anche questa esperienza sta per terminare. Quattro mesi da quando sono partita per l'Everest... molto tempo... eppure è come se stessi per preparare lo zaino.... uno zaino sempre più leggero perchè grande è la gioia di portarlo.
A presto.
Un abbraccio dalla base della Grande Montagna.
Patrizia


 
martedì, luglio 27, 2004
ANCORA DA CHOGORI‘

Uno su tre rappresenta la casistica di quelli che muoino sul K2 durante la
discesa. La scorsa notte, una notte interminabile, ho pensato che avrei
vissuto in diretta questa casistica. Vi ho scritto della vetta e
dell'emozione vissuta. Ma tutti sapevamo che non ci si può permettere di
festeggiare almeno finchè gli alpinisti non hanno fatto ritorno al campo più
alto. I nostri ad uno ad uno sono giunti alla tenda di campo 4, ma la
comunicazione diceva che solo uno degli alpinisti spagnoli era rientrato.
Sembrava però non ci fossero problemi, erano solo un pò indietro. Il tempo è
passato. I nostri si sono addormentati, ma il campo base spagnolo usando la
nostra frequenza radio si teneva in contatto con un loro uomo lassù. A
mezzanotte sembrava stessero per arrivare, due ore dopo i nostri. Lo stesso
alla una. Poi lui ha detto di aver visto tre luci a cento metri dal campo.
Alle due circa Edurne e Juan arrivavano finalmente alla tenda. Ma di
Juanito, salito ieri per la ventunesima volta su un ottomila, nessuna
traccia. Mezz'ora di silenzio radio. In otto oltre agli spagnoli attendevamo
un segnale. Freddo e tensione si potevano tagliare col coltello. Poi la voce
di Ferran. Juanito non c'è. Nella sua voce un tono strano che ci ha fatto
rendere conto che non era completamente in sè. Ci sono voluti venti minuti
per convincerlo a svegliare qualcuno dei nostri, precipitati in un sonno
profondo dopo l'estenuante salita e discesa. Così quattro dei nostri sono
usciti a cercarlo. Minuti interminabili. Poi dopo circa un'ora la notizia
che lo avevano trovato, stremato, vicinissimo alle tende. Ora dalle prime
luci dell'alba i nostri stanno aiutando Edurne e Juanito, entrambi con tutte
le dita dei piedi congelati, a scendere. Una squadra è andata loro incontro.
Le ore passano e ne passeranno ancora. Ma oggi il K2 non ha mietuto la sua
vittima. La giornata è radiosa e forse stasera potremo davvero festeggiare.
Un abbraccio.
Patrizia


 
VETTA!

Son rimasto senza computer per qualche giorno (causa aggiornamenti e malfunzionamenti): proprio sul più bello! Faccio giusto in tempo a pubblicare –qui di seguito– la cronaca diffusa stamattina da Enrico.
Lo faccio, scusate, senza correggere i ‘caratteri strani’: ho altro da fare.

Cari amici,
mentre vi scrivo si consumano momenti delicati sul K2. Ieri, alle 16:20,
ora locale, Silvio Mondinelli e Karl Underkircher hanno raggiunto la vetta
di K2, raggiunti, dopo circa tre quarti d‚ora da Michele Compagnoni, Ugo
Giacomelli e Walter Nones. A seguire, quattro baschi e un loro portatore
d‚alta quota.
Dopo tre anni in cui la vetta non era stata raggiunta i „nostri‰ ce
l‚hanno fatta. Dopo circa 15 ore di cammino, battendo traccia e
attrezzando il traverso e il collo di bottiglia.
Il tempo impiegato da un‚idea dell‚impegno e della fatica. I nostri sono
rientrati al campo 4 a notte fatta, per fortuna in buone condizioni. Non
così gli spagnoli.
Tre di loro sono rimasti troppo indietro∑ Due, tra cui una ragazza
(Idurne), sono riusciti a raggiungere le tende, aiutati dagli altri del
nostro gruppo che erano a campo 4 (Nadia Tiraboschi, Tarcisio Bellò e
Pierangelo Maurizio), ma hanno riportato congelamenti ai piedi.
Il terzo, Juanito (con all‚attivo 18 salite su 8000!) si è perso per
alcune ore ed è stato ritrovato verso le 4 di stamattina, in condizioni
non proprio ideali∑
Ora è in corso una penosa discesa. Idurne, nonostante i congelamenti,
sembra riesca a scendere abbastanza bene, aiutata da Silvio Mondinelli.
Juanito, invece, sembra abbia un edema e scende molto lentamente aiutato
da Nadia e Pierangelo. Dovrebbe prendere ossigeno, ma si rifiuta! E sono
ore che il suo capospedizione, via radio, gli sta ordinando di prenderlo,
anche con terribili minacce. E‚ proprio fuori di testa!...
Questa è la situazione, che stiamo seguendo via radio momento dopo
momento. Una nostra squadra è partita per collaborare ai soccorsi. E
speriamo che finisca tutto bene∑

Per quanto riguarda noi, non si poteva sperare in un successo migliore.
Silvio è al suo 11° ottomila. Karl è il primo alpinista al mondo che a
distanza di due mesi ha scalato Everest e K2 senza ossigeno, gli altri
tre, al loro primo ottomila hanno scalato il più difficile! Tra loto,
Michele Compagnoni, il nipote di Achille, il salitore del 54
Adesso stanno scendendo e in giornata dovrebbero essere al base (ormai
sono alle corde fisse sotto il campo 3 e non ci dovrebbero essere più
problemi, inoltre il tempo continua a essere bello).

Devo confessarvi che quelli di ieri sono stati momenti commoventi. Era
come se tutti noi, al base, fossimo con i compagni che faticosamente
procedevano verso la vetta. Quando la radio ha annunciato „vetta!‰, c‚è
stata un‚esplosione di gioia immensa. Ho pensato a 50 anni fa, alla gioia
di allora e a quella di adesso. Non credo che ci sia molta differenza.

Per quanto mi riguarda ho fatto quello che ho potuto. Con la seconda
squadra sono salito dal base direttamente al campo 2. 1600 metri di
dislivello con uno zaino pesantissimo, fino a 6550 m∑
Durante la salita ci è giunta la tremenda notizia che il vento aveva
portato via la tenda deposito di campo 3: la squadra di testa era senza
sacchi a pelo e molta altra attrezzatura!
A quel punto il nostro ruolo poteva essere solo quello di rifornire in
qualche modo gli amici in alto, per poter consentire loro il tentativo di
vetta.
E‚ quello che abbiamo fatto, ∑ o tentato di fare.
Quando io e Giuliano De Marchi siamo ripartiti la mattina dopo dal campo
2, carichi di sacchi a pelo, le gambe non andavano proprio. Ogni tanto
dimentico che alla mia età le smazzate si possono fare,∑ ma si pagano il
giorno dopo! Mentre il 4 luglio avevo impiegato solo mezz‚ora tra il campo
2 basso (sotto il Bill) e quello alto (sopra il Bill), questa volta ci ho
messo più di un‚ora (e Giuliano un‚ora e mezza!). Con quel ritmo non
andavamo da nessuna parte. Mestamente, siamo riscesi.
Così si è concluso il mio K2.

Per fortuna in alto un po‚ di rifornimenti sono arrivati. I nostri si sono
arrangiati con pochi sacchi e con l‚attrezzatura che avevano, hanno dovuto
trascorrere un giorno in quota in attesa del materiali. Ma poi si sono
validamente rifatti con la splendida impresa della vetta! Della squadra di
testa composta da 9 persone, 4 sono tornati indietro dal collo di
bottiglia (circa 8000 metri) ma gli altri hanno proseguito.

K2 è veramente duro. Tutto lo sperone Abruzzi è impegnativo. E gli ultimi
600 metri, dove si viaggia ormai nella stratosfera, forse lo sono ancora
di più.

Ma ormai K2-2004 si sta concludendo, sembra nel migliore dei modi.
Successo all‚Everest, successo al K2. Solo su K2 Nord le cose non vanno
tanto bene a causa della troppa neve che rende pericolosissima la salita,
sono ancora bassi e difficilmente ce la faranno.

Anche dal punto di vista scientifico (che di fatto era il mio lavoro, al
di là delle mie velleità alpinistiche) è andato tutto bene, a parte la
misura dell‚altezza del K2 con le tecniche moderne. Cosa che non si è
potuta fare a causa delle difficili condizioni della salita.

Tra 2-3 giorni lasceremo il campo base, ancora non sappiamo se in
elicottero o a piedi (dipenderà da quello che ci vorrà concedere il nostro
„capo‰∑). Quando ci risentiremo saremo probabilmente di nuovo tra la
civiltà. Il K2∑ chi se lo dimenticherà!

Un caro saluti a tutti.

Enrico

PS. Per le ultime notizie sulla vicenda dei baschi e sulle altre eventuali
salite di questi ultimi giorni visitate i siti, leggete i giornali e
seguite i telegiornali: le troupe al nostro seguito sono ancora pienamente
attive


 
lunedì, luglio 19, 2004
‘I NUMERI E IL RADICCHIO’
DIARIO DA CHOGORI‘
(da una e-mail di Enrico Bernieri)

Questi sono giorni di attesa. E intanto –sarà effetto dell’altura?– si danno numeri.
50. E‘ il numero (approssimativo) delle tende della nostra spedizione. Dalla grande piramide di Casa Italia alle piccole North Face degli ultimi arrivati.
47. Il numero delle nostre presenze, tra alpinisti, ricercatori, giornalisti, staff, etc., E questo numero è destinato a crescere. Anche se solo per pochi giorni, quando, verso la fine del mese, arriveranno ministro, ospiti, visitatori...
12, le tonnellate di materiali che circa 700 portatori hanno portato fin qui (inclusi oppure esclusi quei cinque poveracci che son annegati per pochi spicci: non deve far molta differenza... – nota, amara, di mic).
25 i computer che, soffrendo la quota come gli alpinisti con frequenti precipitati di
sistema, sfornano articoli, mail, filmati, fotografie.
3 i kilowatt erogati dal nostro sistema fotovoltaico.
E veniamo ai numeri pesanti.
Due. Sembra piccolo, ma sono gli anni da cui K2 non viene scalato, soprattutto a causa delle condizioni meteorologiche. Il Karakorum, pare, è noto per le bizze e la variabilità del tempo. La guida alpina Gary Cobbler racconta di 22 giorni consecutivi di mal tempo... Ancora non ci siamo arrivati. Ma anche quest’anno, a detta degli esperti,
il tempo mostra una forte instabilità. In effetti, a parte i primi quattro giorni di luglio, quando siamo arrivati, non ci sono mai stati più di 2-3 giorni consecutivi di tempo decente.
Le previsioni (spedite ad hoc da Luca Mercalli) parlano di un miglioramento tra mercoledì e giovedì. Due squadre si stanno preparando per sferrare, come si dice, l’attacco decisivo.

Intanto, per mantenere morale alto si organizzano feste ed eventi mondani. Ieri sera è stata la volta del Radicchio Fest. Si perché per merito dell’alpinista vicentino Tarcisio Bellò siamo pieni di prodotti a base di radicchio: radicchio sott’olio, crema di radicchio, marmellate al radicchio, torte radicchiose e, anche se purtroppo in modiche quantità, grappa al radicchio. E così, ieri sera, gnocchi (fatti a mano!) al radicchio e altre leccornie, per 50 persone! In concomitanza: elezione di miss e mister radicchio e
concorso di poesia (al quale ho contribuito con una poesia etnica in napoletano stretto).

Stamattina (19 luglio) un luminoso manto di neve avvolge il campo. Si cammina nell’ovatta e ci si prepara, in quest’atmosfera sospesa, a trascorrere un’altra giornata di attesa.
A presto.


 
venerdì, luglio 16, 2004
DIARIO DA CHOGORI‘
(da una e-mail di Enrico Bernieri)

K2, VENTI E MEMORIE – Oggi, qui al campo base del K2, è un giorno un po’ particolare. Diciotto anni fa, il 16 luglio del 1986, cadendo in un crepaccio a poche centinaia di metri dal campo base, in discesa dalla Magic Line, moriva Renato Casarotto. Il nostro capo spedizione, Agostino Da Polenza, se lo ricorda bene. Fu uno dei primi ad andare a soccorrerlo. Renato, il cui corpo è stato restituito recentemente dal ghiacciaio, è ricordato, insieme alle altre 57 vittime del K2, nel piccolo sacrario/memorial che si trova a un paio di centinaia di metri dal campo base su di un piccolo sperone roccioso lambito dal ghiacciaio. E‘ lo stesso luogo dove nel 54 fu sepolto Puchoz. Come tutti i ghiacciai, in 50 anni anche il Godwin Austen (sul quale ci troviamo) è molto cambiato. Nel 54 si arrivava al sacrario camminando brevemente in piano. Adesso lo sperone emerge di almeno trenta metri dalle onde di pietra della morena.
Il vento fa tintinnare i piatti e le lamine di metallo su cui, in maniera rudimentale, sono incisi i nomi di quelli che sono restati qui a K2. Da qualche giorno un mazzo di rose adorna il tumulo di pietre. L’ha portato Lino Lacedelli, che a 79 anni, 50 anni dopo è venuto a trovare l’amico Puchoz, lasciando accanto alla vecchia croce una nuova targa “A Mario Puchoz, 50 anni insieme. Il tuo amico Lino Lacedelli”.
Da un paio di giorni siamo fermi. Il tempo non è particolarmente brutto. Ma in quota soffia forte vento, previsto in crescita. E quindi non se ne parla di salire in alto. In compenso, il vento e l’atmosfera offrono magnifici spettacoli di nuvole che si esibiscono in prossimità delle vette.
Speriamo solo che tutto questo svolazzare di vapori non si risolva anche in un assai meno piacevole svolazzare di tende! Con conseguente lavoraccio da rifare ai campi alti.
Di tempo non ne rimane tantissimo. Due settimane. Poi la lunghezza del rientro c’imporrà di iniziare lo smontaggio del paese. E‘ probabile dunque che la prossima finestra di bel tempo vedrà qualche grosso sforzo diretto alla vetta, che cercherà di essere decisivo. Avrete notizie!


 
mercoledì, luglio 14, 2004
BARCA A VELA TACHICARDICA

La Pulsatilla è una pianta, io me ne intendo poco assai ma viste alcune immagini trovate da google assomiglia ai crochi o colchici, ai fiori da cui si ottiene lo zafferano, ai bucaneve. A seconda delle sottospecie –e delle fotografie– il colore dei petali della Pulsatilla va dall'amaranto saturo scuro al lilla pastello; il centro (corona?) è giallo e ha una protuberanza violacea che spunta dal mezzo.
Giorgio Albertini Petroni, medico, mi scrive che dal fiore della Pulsatilla si estrae il principio attivo di un farmaco che fa aumentare la frequenza del battito cardiaco. Si usa anche nella medicina omeopatica.
Oltre che medico Giorgio è velista e ha una barca a vela di nove metri, una barca dalle linee sobrie e filanti, discretamente spaziosa e vivibile all’interno, molto sicura, marina, ben equilibrata anche di bolina con vento fresco e mare formato.
(Credo che si dica così, in gergo ;-)
Per circostanze del tutto casuali ho avuto fra le mani G&G Pulsatilla –così si chiama, la barca– per l’intera settimana scorsa: una gironzolata fuori programma dentro e fuori l’arcipelago della Maddalena.

I bimbi, per i quali è stata una prima volta, sono stati bravissimi e si sono entusiasmati: soprattutto quando, con mare di Ponente nel sedere, Pulsatilla partiva in planata sull’onda e vibrando di piacere superava gli otto nodi, fino a sfiorare addirittura i nove (il LOG ha segnato 8.9, per la precisione). Brava Pulsatilla!
Si è trattato davvero di un’esperienza di modestissimo calibro rispetto a tante che ne ho lette e sentite raccontare, ma, nel nostro piccolo, effettivamente tachicardica.


CRONACHE DA CHOGORI‘

Nel frattempo che io veleggiavo e pescavo nelle Bocche, i miei amici alpinisti e scienziati hanno vieppiù stretto l’assedio a Chogorì, la ‘Grande Montagna’, insomma il K2, seconda montagna di Terra per altezza ma più impegnativa ancora di Chomolungma-Everest, più alto di quasi trecento metri ma relativamente meno difficile dal punto di vista prettamente alpinistico.
I lavori scientifici fervono, i campi alti sono in via di ultimazione, e la vetta è ormai vicina. Meteo permettendo, è questione di pochi giorni. Forse di meno.
Enrico, Michela e Patrizia dall’attrezzatissimo Campo Base inviano quasi di continuo a noi amici rimasti qui aggiornamenti e fotografie, e un pezzetto del mio cuore è lassù con loro.
La bella avventura è stata funestata dalla morte di cinque dei portatori, travolti dalla corrente del fiume che imprudentemente, per fare prima e risparmiarsi una fatica in più per passare dal ponte, essi avevano provato a guadare...


 
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