Mic.

pensieri, nel vento,
di Michele Isman

[m.isman@agora.it]

lunedì, dicembre 12, 2005
COME LA PENSO

sulle unioni di fatto, il matrimonio, i pacs etero e omosessuali e via discorrendo.
La penso che lo Stato laico, laicamente dovrebbe consentire, riconoscere, e (forse) promuovere unioni solidali fra cittadini, stabilendone poche, certe e semplici regole e meccanismi di funzionamento. Ovviamente (per come la penso io, per come credo di pensarla) benvengano le unioni fra persone dello stesso sesso, al pari di quelle fra coppie eterosessuali. Meno ovviamente - bisognerebbe affrontare approfonditamente l'argomento, nient'affatto banale; dunque soltanto forse - benvengano anche le unioni fra più di due persone. Via il matrimonio legale, brutto surrogato soltanto aconfessionale di quello religioso (e via, di conseguenza, anche la bruttura del divorzio). Via ogni residua differenza - a partire dalla definizione stessa - tra i figli legittimi e quelli non legittimi ("naturali" dal 1975): una forzatura, una stortura, un obbrobrio anacronistico sia dal punto di vista culturale che da quello, se mi è consentito, filosofico e giuridico (i figli sono una fonte di felicità per chi li fa nascere, gli sta accanto, li accompagna nel loro crescere, ma sono anche una ricchezza per tutta la comunità, un "investimento": e come tale, anzitutto, andrebbero considerati nel fare i conti e le leggi finanziarie, del tutto indifferentemente al fatto che siano nati all'interno di una famiglia tradizionale oppure no).
Chi è religioso, oppure no ma si vuole sposare, resta e resti libero di farlo secondo il rito e il culto che gli pare, ci mancherebbe (libero persino di inventarselo da sé, il suo rito personale). Allo Stato laico, alle carte d'identità, non deve importare.
Se, poi, si vuole dedicare e limitare la propria sessualità al solo fine della procreazione oppure no o per nient'affatto, o se si vuol essere monogami a vita oppure no o per nient'affatto, questa si chiama libera scelta: che è sempre più bella, nobile, preziosa, rispetto alla non scelta guidata da regole dogmatiche imposte da qualcun altro.








 
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